Le Cromopere di Asterback sono opere pittoriche realizzate a colori con tecniche miste: colori ad olio, a tempera, acrilici, smalti, vernici ed inchiostri.
L’artista opera su una superficie bianca o colorata, come: tela, plastica, carta, metallo o legno. La superficie è destinata ad accogliere l’opera pittorica che verrà, una volta ultimata, fotografata e trasferita su un computer che ne modificherà in via definitiva alcuni aspetti caratteristici. L’operazione seguente sarà la stampa che sarà realizzata, con inchiostri U.V. resistenti alla luce, nelle copie stabilite e certificate, su uno speciale materiale tessil-plastico denominato textile/canvas. Tale materiale consente una straordinaria resistenza e durata nel tempo.
Ogni opera è accompagnata da un certificato d’autenticità firmato dall’autore che garantisce, oltre alla paternità dell’opera, anche l’effettiva tiratura.
Descrizione della Galleria Paradigma suchi è Asterback
Asterback è uno pseudonimo: dietro di esso si cela una fortissima personalità artistica ed il talento di un pittore eclettico ed innovativo che, andando controcorrente, non desidera pubblicizzare la propria immagine, bensì esclusivamente le proprie opere.
Questo ci ha intrigato e stimolato, almeno quanto incontrare questo appassionato ed intenso artista ed il preciso e certosino lavoro che lo porta all’opera compiuta. Ci siamo trovati di fronte ad un’elaborazione completa dell’opera d’arte. Per Asterback nulla si esaurisce nel dipinto, ma tutto da esso ha inizio. Il dipinto, che potremmo definire legato alla tradizione dell’Informale, è lo start di un cammino di elaborazione che, attraverso un lungo e complesso processo, confortato dalla assoluta precisione dei più avanzati supporti tecnologici, lo conduce al nucleo dei rapporti fisici e dinamici che legano colore e tela. Per Asterback ogni opera deve riflettere la “perfezione stilistica” delle leggi di natura; ogni creazione è esaltazione del momento di massima sintesi creativa fra materia e sfondo.
Ogni opera è unica, la dimensione in cui viene proposta, quella ottimale alla fruizione della perfezione ottenuta.
Le quotazioni di queste straordinarie opere, che recuperano, estremizzano ed attualizzano l’Informale, sono assolutamente rivoluzionarie: Asterback desidera proporsi su larga scala ed è fortemente legato al concetto di un’arte non inarrivabile, bensì conquistabile attraverso un investimento contenuto.
Flavia Lisi
COLORE E LIRISMO
UNA PRIMA PROPOSTA DI LETTURA DELL’OPERA DI ASTERBACK
Quanto viene di fatto chiedersi, di fronte alle ipnotizzanti e travolgenti composizioni di Asterback, davanti alle superfici sontuose e piene di colore sovrapposto, fino a che punto questa raffinata pittura debba il suo primo movente ispiratore alla stagione Informale, o debba al contrario essere interpretata, nel suo esito finale, come pienamente riconducibile nel contesto di una cultura artistica schiettamente contemporanea.
Poiché se è vero che Asterback propone una ricchissima texture di colori come matrice di forma, si apre a rimandi simbolici ed echi di intensa emotività lirica, propri della poetica Informale, è pur vero che il sapiente utilizzo dei più avanzati mezzi tecnici, piegati alla sua dirompente inventiva, lo proietta verso nuove (ed assolutamente inedite) intenzionalità spaziali e coloristiche. Tecnica e pura creatività si fondono in un processo di sperimentazione che svincola l’autore da fragili manierismi e rivisitazioni di trascorse stagioni; il loro cooperare ed incontrarsi in una scrittura continua, in cui appare impossibile – oltre che infruttuoso – distinguere ove inizi l’una e finisca l’altra, permette al pensiero dell’autore un’articolazione, una dilatazione verso nuovi orizzonti, l’accrescimento di un’esclusiva forza energetica, suggerendo nuove letture interpretative e proponendosi, infine, come “dato” assolutamente inedito dell’esperienza artistica.
L’entusiastico raptus espressivo leggibile nella lunga serie di “arazzi” coloristici orditi da Asterback, dai toni per lo più infuocati ed incandescenti, dichiara una tensione verso un partito pittorico in continuo fermento; la visione dei suoi dipinti si altera e rivaluta, difatti, in un processo colto nel suo divenire: i tagli sensibilizzano le distanze, suggeriscono lontananze, indicano nuovi punti di fuga: così il tessuto coloristico si dispone in una visuale digradante ed evocante secondi spazi, ulteriori piani di lettura. Il movimento cristallizzato in macchie di colore pieno, fluttuanti in motivi sfuggenti, pare esaurirsi in un’aria senza tempo, ben al di là dello spazio della tela. Si approda così ad una contemplatività magnetizzante, possibile solamente quando l’autore si abbandona liricamente ad una scrittura libera, persino aperta alle imprevedibili possibilità espressive che una stesura tanto impetuosa del colore può restituire.
È questa la testimonianza di una tenuta sentimentale e poetica che si è nutrita ed è maturata, negli anni, nella convinzione che la conquista di nuovi spazi pittorici non dovesse essere arginata dall’esclusivo uso dei media pittorici tradizionali, sperimentando incessantemente l’efficacia del mezzo fotografico e tecnologico, per ottenere la straordinaria qualità timbrica alla quale ci troviamo oggi di fronte, e che siamo sicuri il pubblico riuscirà a cogliere nella sua incontenibile e prorompente originalità.
Elisa Gradi


